Le malattie reumatiche
a cura della Fondazione Italiana per la Ricerca sull`Artrite

Subdole e silenziose, consumano a poco a poco la cartilagine e i tessuti vicini senza dare inizialmente
segni evidenti di sé. Poi all'improvviso si manifestano con il dolore, cui seguono le prime difficoltà motorie all'articolazione colpita che, se non curate, possono portare progressivamente all'invalidità.

Sono i sintomi più comuni delle malattie reumatiche, che possono fare gravi danni a diversi livelli come il cuore, i vasi sanguigni, i polmoni, il sistema nervoso, i reni, ecc. Si tratta di ben 150 differenti patologie ad alto impatto sociale, sia per numero di malati che per i costi: nel mondo occidentale infatti ne soffre una persona su sette e complessivamente rappresentano la prima causa di disabilità (46-54% dei casi, secondo gli studi).

E il numero dei malati aumenta esponenzialmente con l'avanzare dell'età, come risulta dal recente studio Andrianakos: considerando solo la patologia più diffusa, l'artrosi, nella fascia d'età 40-49 anni il 10% delle
persone è già colpita alle mani, negli ultra 65enni la malattia si riscontra in 1 su 4 (26,5%), dato che sfiora l'1 su 3 (31,5%) nella lombalgia. Già questi due dati, soprattutto considerando il veloce invecchiamento della popolazione e l'insieme delle altre patologie croniche invalidanti, fanno prefigurare in futuro una società in cui la componente di malati e invalidi, in mancanza di una Sanità e una Ricerca Scientifica meglio finanziate, sarà preponderante e, di conseguenza, i costi pubblici sempre più alti.

Ma è guardando più da vicino i costi sociali che si misura in tutta la sua gravità il "peso" delle malattie reumatiche sul bilancio del mondo occidentale. Queste patologie, per le due costanti dell'infiammazione e del dolore, portano infatti ad un ricorso al farmaco così frequente da rappresentare la seconda causa assoluta di prescrizione.

Per farsi un'idea più precisa dei riflessi sociali, basta dare un'occhiata all'artrite reumatoide e alla lombalgia, che tra l'altro è la causa più frequente di assenza dal lavoro sotto i 45 anni: queste due patologie, sempre secondo lo studio Andrianakos, sono rispettivamente al 4° e al 6° posto per impatto dei costi complessivi.

Significativi i dati economici emersi dal recente studio multicentrico GISCA, effettuato su un ampio campione rappresentativo della popolazione italiana da 29 nostri centri. I costi diretti (ricovero ospedaliero, terapie, cure, diagnostica e spese non mediche) dell'artrosi del ginocchio sono 934 euro per paziente all'anno, mentre gli
indiretti (ridotta produttività e spese d'assistenza) arrivano a 1.236. Ancora maggiori i costi dell'artrite
reumatoide: i diretti vanno da 1.643 euro per paz./anno fino a 5.696, secondo la gravità della malattia, e gli indiretti addirittura da 2.704 a 17.249, sempre per paziente all'anno.

RicercaA fronte di questo quadro preoccupante, oggi la medicina non può fare molto contro le malattie reumatiche che sono controllabili abbastanza bene per quanto riguarda il dolore, ma ancora poco curabili per la patogenesi della malattia. Ci sono però speranze per un futuro di migliore salute. Già oggi, grazie alle biotecnologie, sono
disponibili farmaci capaci di inibire le molecole aventi un ruolo cruciale nell'infiammazione e quindi nel danno articolare. Altri medicinali regolano le funzioni del sistema immunitario compromesse dalle malattie reumatiche autoimmuni (artrite reumatoide, lupus, sclerodermia ecc.).

Ma in entrambi i casi, come pure nel filone più recente dei biofarmaci, si tratta di terapie che devono essere ulteriormente migliorate in efficacia e sicurezza e che, proprio per questo motivo, richiedono ancora anni di studi. Altre, importanti speranze vengono dalla farmacogenomica, giovane e promettente disciplina che punta all'ambizioso traguardo della personalizzazione della terapia, attraverso l'identificazione dei principi attivi più adatti a ciascun individuo.

Determinante, per il raggiungimento di questi obiettivi che consentiranno di curare le malattie reumatiche direttamente all'origine, a livello molecolare, spesso con prospettive di guarigione completa, è il disporre dei finanziamenti necessari per approfondire le attuali conoscenze dei meccanismi patogenetici. Un impegno
non da poco e che non può essere soddisfatto dalle sole casse dello Stato, visto che in Italia si destina alla ricerca scientifica solo l'1,1% del Pil.

Occorre insomma lo sforzo di tutti, pubblici e privati, come d'altro canto è giusto che sia e come succede nel resto del mondo evoluto dove la ricerca biomedica è sostenuta finanziariamente per oltre il 50% da fondazioni e enti di beneficenza (le Charities). D'altra parte il livello di civiltà di un Paese si misura anche dal suo "know how" - nonché da quanto è diffusa nella società la coscienza di ciò - e quindi da quanto investe nella ricerca clinica e di base.

Per questo la Società Italiana di Reumatologia ha promosso FIRA, Fondazione Italiana per la
Ricerca sull'Artrite, uno strumento per dare un impulso concreto alla ricerca ma anche un crogiuolo
di speranze per oltre 8 milioni di malati.

Da oggi puoi fare la tua parte anche tu.

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